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Competenze del NEUROPSICOMOTRICISTA DELL’ETA’ EVOLUTIVA e dello PSICOLOGO

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Competenze del NEUROPSICOMOTRICISTA DELL’ETA’ EVOLUTIVA e dello PSICOLOGO

Quali competenze del Neuropsicomotricista dell’età evolutiva e quali quelle dello Psicologo?

Il Neuropsicomotricista dell’età evolutiva si occupa della terapia e della riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili (D.M. n.56 del 1997). In base all’art. 7 del Decreto del 19 febbraio 2009 del Ministero dell’Università il titolo universitario ha valore abilitante all’esercizio della professione su tutto il territorio nazionale.

Tra i disturbi di sviluppo si annoverano:

  • Disturbi neurologici,
  • Disturbi sensoriali,
  • Disturbi neuromotori (paralisi cerebrali infantili, distrofie, paralisi ostriche, ecc.),
  • Disturbi della coordinazione motoria (discrasia evolutiva),
  • Disturbi dello spettro dell’autismo,
  • Ritardi psicomotori e cognitivi,
  • Disturbi dell’attenzione,
  • Disturbi specifici del linguaggio,
  • Disturbi dell’apprendimento ( dislessia, disortografia, discalculia, disgrafia),
  • Le sindromi genetiche.

La professione  del Neuropsicomotricista dell’età evolutiva (TPNEE), unica tra le professioni sanitarie riabilitative, si caratterizza, da un lato, per la sua vocazione infantile, ossia per la sua competenza specifica sui bambini dalla nascita fino ai 18 anni di età, cui esclusivamente rivolge il suo intervento e, dall’altro, per un intervento di tipo globale, attento a considerare, per ogni fascia d’età, l’equilibrio complessivo e l’integrazione di tutte le funzioni e le competenze nonché l’interazione tra evoluzione della patologia e stadio di sviluppo.

 

Lo Psicologo si occupa della diagnosi e della valutazione delle problematiche psicologiche. Si occupa anche di attività di counseling, sostegno, prevenzione e riabilitazione, come stabilito dalla legge n.56 del 18 febbraio 1989. Il suo obiettivo è quello di favorire il benessere degli individui attraverso la promozione di un percorso attivo di conoscenza e sviluppo del sé.

Tra le motivazioni che possono spingere a rivolgersi ad uno psicologo clinico si possono menzionare:

  • Depressione;
  • Ansia;
  • Disturbi della personalità;
  • Disturbi dell’alimentazione;
  • Difficoltà a gestire stress e emozioni;
  • Problemi di coppia.

Il lavoro dello psicologo clinico si riferisce ad attività quali:

  • Prevenzione del disagio personale e relazionale;
  • Promozione del benessere psicosociale;
  • Diagnosi dei fattori psicologici, familiari, contestuali e ambientali che generano o fanno persistere condizioni di disagio e malessere;
  • Riabilitazione nelle problematiche emotive, comportamentali e cognitive.

 

 

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