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STRATEGIE PSICO-EDUCATIVE NELLE FORME AUTISTICHE

Neuropsicomotricità

STRATEGIE PSICO-EDUCATIVE NELLE FORME AUTISTICHE

Una delle ragioni più interessanti di questo libro è stata la volontà di disporre, per i non addetti ai lavori, una serie di attività articolate proprio in funzione di coloro che manifestano esplicitamente delle difficoltà. Le stesse che, contrariamente a quanto si possa credere, limitano piccoli gesti, atti, azioni le quali, tradotti nella pratica, rendono ancor più insormontabile il raggiungimento del fine ultimo di un obiettivo.

C’è un’altra ragione nella stesura di questo testo: l’interesse per le neuroscienze, l’“incanto” moderno che ha sconvolto e rivoluzionato la comprensione di tutti quei meccanismi che rimandano ad una matrice funzionale comune.

Abili giocatori, come il gruppo di ricerca del laboratorio di Giacomo Rizzolatti, hanno fatto accettare delle regole nuove alle neuroscienze, creando un mondo dove il sistema motorio non è più considerato come un mero esecutore di comandi, ma rappresenta la chiave per percepire tutto ciò che ci circonda e capire le azioni che sono eseguite dagli altri.

Già nel 1979, Rizzolatti aveva scoperto dei neuroni visivi nel lobo frontale, pubblicando numerosi lavori sul coinvolgimento del sistema motorio nell’orientamento dell’attenzione e nella codifica dello spazio. Questo permise di ipotizzare che il neurone rispondesse a un’azione fatta da un altro e non dalla scimmia e che il sistema motorio potesse compiere una funzione importante nel riconoscimento delle azioni osservate, aggiungendo una pietra miliare alla conoscenza del funzionamento della nostra meravigliosa macchina: il cervello.

È stata questa la grande rivoluzione dei nostri tempi che ha portato alla scoperta dei neuroni specchio, presenti in un’area del cervello da sempre considerata coinvolta nella programmazione del movimento. I neuroni specchio, infatti, si attivano tutte le volte che vogliamo interagire con un oggetto, per uno scopo ben chiaro, e neuroni diversi che sono attivi quando gli scopi sono diversi, anche se l’oggetto è lo stesso.

Fin qui sembra tutto normale. La cosa che sconvolge è che gli stessi neuroni si attivano anche quando l’individuo è perfettamente fermo e osserva qualcun altro eseguire la stessa azione con lo stesso scopo.

È facilmente intuibile come questo ponte immediato tra sé e gli altri abbia portato a considerare i mirror neurons la base neuronale dell’empatia e della possibilità di “leggere la mente degli altri”. Il rispecchiarsi nell’altro, rivivendo nel preciso istante le azioni che esegue, è la chiave per capire ed apprendere cosa sta facendo l’altro.

I mirror neurons hanno assunto il compito di spiegare alcune tra le capacità umane più speciali: l’imitazione, l’empatia, il linguaggio, che sono la base dell’interazione sociale, del riconoscimento degli stati emotivi, delle esperienze soggettive e sociali, rappresentando così una vera e propria rivoluzione nel vasto campo della riabilitazione, da non considerarla come mero esercizio fisico.

Sicché, codesto lavoro, incantevole, ammirevole, portato avanti dal gruppo di Rizzolatti, ha rilevato l’essenza el’intreccio evoluto, dei mirror neurons, in termini di sviluppo, sulla nostra collettività poiché, senza saperlo, hanno stravolto la civiltà di tutti, mediante la loro strabiliante capacità di tramandare la propria cultura.

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