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IL BAMBINO DISPRATTICO

Neuropsicomotricità

IL BAMBINO DISPRATTICO

Che cos’è la disprassia?

Se la prassia è l’abilità espressa nel compiere un gesto finalizzato, un’azione, il termine disprassia denota, invece, qualcosa che non funziona: una funzione disturbata, deficitaria.

La Disprassia è, dunque, una difficoltà nel saper fare o compiere un’azione, relativa ad un deficit dei movimenti volontari in assenza di deficit sensoriali vistosi e deficit cognitivi.

 

Qual è l’origine della disprassia?

Si pensa ad un rallentamento nell’organizzazione e nella proliferazione delle reti neurali o che manchi un pieno collegamento tra le aree anteriori e posteriori del cervello. Pur non conoscendo in maniera precisa la causa di tale difficoltà, c’è un accordo nel considerarla un disturbo specifico dello sviluppo neurobiologico.

 

Esistono indicatori di rischio per la disprassia?

La risposta è sì. Per esempio, sono da considerare a rischio i bambini immaturi o prematuri e a basso peso, oppure casi in cui si sia verificata una lieve sofferenza pre parto o al momento del parto.

 

Come si presenta il bambino con disprassia?

Il bambino con disprassia:

  • si muove in modo poco agile,
  • spesso non è capace di usare le due mani contemporaneamente,
  • non è in grado di coordinare braccia e gambe,
  • inciampa frequentemente,
  • corre pesantemente,
  • ha difficoltà ad andare in bicicletta (oppure impara tardi),
  • non sa disegnare, non è capace di tenere in mano una matita,
  • ha difficoltà a scrivere, oppure presenta una grafia poco chiara,
  • non è capace di tagliare con le forbici,
  • si distrae facilmente,
  • è incapace di restare fermo,
  • non è capace di organizzare giochi tranquilli che richiedono abilità di motricità fine e coordinazione oculo manuale,
  • non riesce a vestirsi da solo, ad abbottonarsi la camicia, i pantaloni e, quando lo fa, i suoi movimenti sono maldestri e svolti con lentezza.

 

Quali le aree maggiormente investite?

Nella clinica possiamo riconoscere le disprassie che investono le abilità della vita quotidiana (AVQ), come l’abbigliamento, per esempio, oppure le disprassie di sguardo che spesso correlano con deficit di attenzione perché manca la capacità di mantenere la fissazione su di un oggetto o la condivisione con l’interlocutore. I movimenti di sguardo in questi casi sono caotici, disorganizzati, l’inseguimento è a scatti e discontinuo e spesso causa difficoltà durante la lettura.

Alcuni esempi di disprassia dello sguardo:

  • difficoltà a fissare una persona quando parla;
  • sguardo caotico;
  • durante l’età scolastica il bambino presenta difficoltà ad utilizzare movimenti sciolti d’inseguimento durante la lettura, pertanto la tendenza a saltare da una riga all’altra o ad omettere delle parole;
  • difficoltà a spostare lo sguardo dalla lavagna al foglio, e viceversa, difficoltà a copiare dalla lavagna.

E’ importante sottolineare che il deficit dei movimenti dello sguardo spesso correla con deficit di sequenzialità nelle prove di opposizione e separazione delle dita delle mani a cui si associano difficoltà manuali. Tale aspetto è particolarmente evidente nella difficoltà grafomotorie, disgrafia, specie se il bambino scrive in corsivo per cui è richiesto uno sforzo considerevole per la necessaria utilizzazione delle abilità sequenziali in velocità.

 

A scuola

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una grossa informazione sui disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), normati con la legge 170/10 che accuratamente riconosce tali disturbi nei diversi significati. Infatti, la disgrafia è identificata su base disprattica, ma frequentemente è definito dislessico.

 

Strumenti di valutazione

Tra gli strumenti di valutazione adatti, al fine della diagnosi, ritroviamo i test motori, i test cognitivi, quelli per valutare le funzioni esecutive, per valutare il linguaggio nel caso in cui ci troviamo dinanzi a disturbi del linguaggio. Spesso accade, infatti, di riscontrare questi disturbi associati a deficit della coordinazione motoria, in particolar modo della motricità fine.

 

La diagnosi di disprassia

Una diagnosi precoce, innanzitutto, è di fondamentale importanza per avviare una terapia mirata al potenziamento delle funzioni deficitarie.

In virtù del benessere psicologico del bambino sarebbe opportuno coinvolgere non solo i genitori ma anche gli insegnanti i quali potrebbero, invece di etichettarlo, riconoscere e valorizzare i punti di forza che il bambino presenta, predisporre un percorso educativo in base al livello delle sue difficoltà, agli obiettivi, all’uso di strumenti compensativi e dispensativi.

 

L’approccio psicoeducativo nella disprassia

Una fattiva collaborazione con tutte le persone che ruotano intorno al bambino aiuta a predisporre, insieme alla terapeuta, le strategie didattiche più opportune, a misura delle caratteristiche del bambino e del sostentamento della sua autostima e perché no, anche di rappresentare un chiaro confine tra ciò che dipende e ciò che non dipende dall’impegno del bambino. Troppo spesso le conseguenze delle difficoltà non riconosciute in tempo proiettano il bambino all’interno di una spirale fatta di sconfitte, insuccessi che lo etichettano agli occhi degli altri.

Suggerisco che i premi dovrebbero costituire una parte integrante dell’attività. Si possono usare adesivi da apporre sui fogli, oppure preparare un cartoncino su cui attaccare una stella per ogni compito fatto. Non bisogna far mancare le lodi per ogni compito che il bambino porta a termine. L’insegnamento deve procedere per piccoli passi, la durata e la complessità̀ degli stimoli va ampliata gradualmente ed il materiale deve suscitare l’interesse del bambino.

Il trattamento riabilitativo della disprassia

La riabilitazione è un percorso limitato nel tempo, con un inizio ed una fine. La possibilità di raggiungere i risultati nel tempo è legata alla possibilità che nei diversi contesti vissuti dal bambino vengano adottate in maniera sinergica strategie significative. Per questo motivo, per il bene del bambino e della famiglia, c’è bisogno di interfacciarsi costantemente con la famiglia, la scuola e ogni altro contesto significativo per il bambino.

Non bisogna dimenticare che l’obiettivo finale di qualunque intervento terapeutico è custodito nel miglioramento dello stato di benessere del bambino che può cosi esternare le proprie potenzialità e ridurre al minimo l’impatto dei fattori sfavorevoli.

L’adulto, con il suo aiuto, infatti, deve accompagnare il bambino a percorrere la sua strada, fatta di tragitti tortuosi inevitabili e non impossibili da superare, per raggiungere la meta.

 

Alcuni esempi di attività….

Sequenze

I bambini disprattici hanno problemi con le sequenze, pertanto la loro abilità nell’eseguire le istruzioni, imparare orari o ad apprendere come vestirsi, è altamente influenzata. Le storie, sotto forma di immagini, rappresentano un valido strumento d’intervento il cui scopo finale è quello di aiutare il bambino. Sistemate nel giusto ordine, le storie possono facilitare il bambino durante l’esecuzione delle azioni.

 

Sequenze con perline

 

 

 

Tagliare

L’uso delle forbici può rappresentare un problema per il bambino con disprassia. Mettere le dita negli anelli, coordinare il movimento di apertura e chiusura e manipolare, contemporaneamente con l’altra mano, un foglio di carta può essere davvero tanto difficile. In aiuto arrivano le forbici a doppia impugnatura, ad anello lungo e da tavolo.

 

Diversi tipi di forbici

 

Scrivere      

Il bambino con disprassia può faticare, durante la scrittura, nel rispettare rigo e margini, così come potrebbe scrivere le parole le une sulle altre. Si possono separare gli esercizi sull’aspetto grafico da quelli della scrittura libera, poichè le due attività hanno finalità diverse e non devono essere realizzate parallelamente.

 

Impugnafacile

 

 

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